Questo è un gioco secondo me molto carino da proporre ai propri bambini in questi giorni:

Si disegna su alcuni fogli il contorno delle proprie mani e dei propri piedi, si attaccano per terra a formare diverse sequenze e poi si prova ad avanzare lungo la “scacchiera” senza sbagliare a posizionare mani e piedi. È una specie di gioco della campana in cui vengono stimolate la coordinazione, l’equilibrio e la propriocezione.

La propriocezione è un senso al pari della vista o dell’olfatto e corrisponde alla percezione che il corpo ha di se stesso. È dato da alcuni recettori, piccoli bottoncini disseminati nel corpo, che inviano continuamente delle informazioni ai centri superiori.

I recettori propriocettivi sono posti a livello delle articolazioni, tra le fibre muscolari, sulla pelle, nell’orecchio interno e si attivano quando vengono stirati e schiacciati a seconda di come si muove il nostro corpo. Inviano le afferenze ai centri superiori che si occupano di fornire risposte adeguate e integrate con tutte le informazioni che ricevono.

La costruzione neurologica della propriocezione è estremamente complessa perché è costituita da molteplici “vie”, alcune sono coscienti (percepisco le mie gambe quindi non ho bisogno di guardarle per sapere dove sono), altre sono inconsce (i centri superiori sanno quanta forza è richiesta alle mie gambe per saltare sul muretto), alcune sono unicamente motorie (corro perché percepisco il terreno sotto i miei piedi), altre sono unicamente sensitive (il cellulare che ho in tasca sta vibrando).

I centri superiori non lavorano come un computer che procede per stimolo e risposta ma rappresentano un sofisticato gruppo di “strade neurologiche” che, proprio come le strade di una città, si uniscono e si allontanano, si raggruppano in insiemi e sottoinsiemi influenzandosi a più livelli oppure non incontrandosi affatto.

Un esempio di quanto sia importante la propriocezione nella nostra vita quotidiana ci è stato fornito da Oliver Sacks, un neurologo americano che ha scritto dei bellissimi libri sui suoi pazienti con disturbi neurologici. Una sua paziente dopo aver perso la propriocezione non riusciva più a muoversi perché non “sentiva” più il suo corpo; è tornata a deambulare esercitando un fortissimo controllo visivo: guardandosi le gambe riusciva ad “aiutare” il suo corpo a camminare. Di seguito le sue parole:

“Ho notato che mi capita di “perdere le braccia”. Le credo in un posto e le trovo in un altro. Ho la sensazione che il mio corpo sia cieco e sordo a se stesso.. che non abbia un senso di sé. […] questa “propriocezione” è come se fosse gli occhi del corpo, il modo in cui il corpo vede se stesso. E se scompare, come è successo a me, è come se il corpo fosse cieco. Il mio corpo non può ‘vedere’ se stesso se ha perso i suoi occhi. Così tocca a me guardarlo per poterlo aiutare”.

Oliver Sacks – L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

La propriocezione è azione, giudizio, rimozione dell’ambiguità, corrisponde alla capacità di elaborare una immagine interna di se stessi per potersi muovere nella realtà, è anticipazione delle azioni future, è capacità di valutare lo sforzo per sapere quanta energia richiederanno i muscoli, è cooperazione di tutti i sensi per elaborare uno schema motorio adeguato ed è, soprattutto, continuo apprendimento e adattamento agli stimoli.

Per allenare la propriocezione bastano dei semplici esercizi e questo gioco può essere un buon modo per iniziare.

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