A cura della dott.ssa Elisa Fornaca Osteopata

Il bambino non è un piccolo adulto.

È una frase da tenere sempre a mente quando si lavora con i pazienti pediatrici: le richieste funzionali, l’atteggiamento posturale, i sintomi e le patologie dei bambini sono diverse da quelle degli adulti e richiedono un trattamento e una gestione completamente differenti.

Come osteopata valuto sempre l’appoggio plantare dei giovani pazienti perché il piede è spesso in grado di influenzare la postura globale dei bambini. Uno degli argomenti che mi capita di affrontare più sovente con i genitori è quello delle scarpe; ho fatto una lista delle domande più frequenti e ho provato a scrivere delle risposte basandomi sugli articoli e gli studi di recente pubblicazione.

Le scarpe o le solette hanno capacità correttiva?

Nei bambini le scarpe e le solette non hanno capacità correttiva (Benard, 2020). È possibile che siano necessarie delle ortesi specifiche in casi patologici, per esempio nelle paralisi cerebrali (Pavao et al, 2017) ma nel bambino normotipico senza patologie specifiche del piede, non si consiglia l’utilizzo né della scarpa correttiva né dei plantari (Kanath et al, 2016).

A cosa servono le scarpe nel bambino?

Se nell’adulto le scarpe devono sostenere il piede e/o ammortizzare i traumi del terreno, nel bambino servono essenzialmente per proteggere il piede dal freddo e dai pericoli presenti per terra, non hanno quindi un ruolo di supporto della deambulazione.

La camminata è una parte cruciale del neurosviluppo: richiede il controllo del proprio baricentro e una base di appoggio stabile. La base di appoggio è fornita dei piedi che devono percepire correttamente il terreno per fornire un sostegno adeguato (Bruijn and Dieen, 2017); i piedi scalzi sono più percettivi di un piede con una scarpa (Mizushima et al, 2018), questo è il motivo principale per cui si consiglia di lasciare il piede scalzo e di indossare le scarpe solo quando è necessario.

Che tipo di scarpa è consigliata?

Le richieste funzionali del piede evolvono nel corso dello sviluppo e la scarpa deve assecondarne la crescita:

0-1 anno

Nel primo anno di vita le scarpe non sono necessarie, è più utile lasciare il piede libero di sperimentare e percepire il terreno circostante. Per proteggere il piede dal freddo si usano i calzini.

1-2 anni

Il bambino cammina e la percezione del terreno sulla pianta del piede è fondamentale per il suo sviluppo neuro-psico-motorio (Mizushima et al, 2018). Se è in un ambiente protetto (in casa o in giardino) può camminare a piedi scalzi. Le scarpe in questo momento devono soltanto proteggerlo dal freddo e da eventuali ferite, sono consigliate scarpe basse con la suola morbida. È meglio evitare le scarpe da ginnastica con la suola alta perché riducono la capacità percettiva e la mobilità del piede.

2-4 anni

Le ossa dei piedi iniziano a svilupparsi sotto lo stimolo della muscolatura e del peso del corpo. In questi anni è possibile notare degli atteggiamenti peculiari, i più frequenti sono:

  • La camminata sulle punte: a volte causata da una retrazione del tendine d’Achille da trattare con un’attività di stretching mirata, più spesso è un atteggiamento posturale passeggero che viene eliminato intorno ai 4 anni di età.

(http://www.ciaomamme.it)

  • Il piede piatto: a volte è congenito, più spesso è dovuto al fatto che a questa età la pianta del piede è “cicciotta” e l’arco plantare non è ancora sviluppato del tutto quindi il peso del corpo schiaccia la parte interna del piede sul terreno.

(https://luigimanzi.com)

Se ci sono dubbi riguardo al corretto sviluppo del piede, rivolgersi al pediatra di famiglia per una valutazione più approfondita.

Anche in questa fascia di età il piede deve essere lasciato scalzo e libero il più possibile. Quando sono necessarie le scarpe, meglio utilizzare una suola piatta e morbida. Ad eccezione di casi particolari, plantari, scarpe da ginnastica o solette sono sconsigliate (Kanath et al, 2016).

4-6 anni

Il bambino corre, salta, va in bicicletta e si arrampica. Il piede cresce di pari passo con l’aumentare delle richieste funzionali e subisce un maggior stress dovuto alle cadute, alla crescita della muscolatura e alla trazione dei legamenti. Per questi motivi alcuni articoli consigliano una scarpa alta, che abbracci la caviglia per proteggerla da eventuali distorsioni. (Walther et al, 2007).

Molti bambini iniziano a praticare uno sport per il quale si utilizzano scarpe da ginnastica. Fino ai 6 anni la pianta di appoggio del piede è più estesa rispetto all’adulto, non hanno quindi bisogno di scarpe che assorbano i traumi in modo specifico e nemmeno di solette o plantari sportivi. La scarpa non deve essere rigida e quando si valuta la flessibilità è importante che:

  • si pieghi a livello della punta per lasciare mobile l’avampiede e le dita dei piedi (come nella scarpa A)
  •  non si pieghi nella parte centrale perché causerebbe uno stress eccessivo sulla pianta del piede (come nella scarpa B)

(Walther et al, 2007)

6-10 anni

Il piede inizia a perdere la flessibilità tipica dell’infanzia e si irrigidisce. Intorno all’età di 8 anni il bambino dovrebbe avere un appoggio plantare simile a quello di un adulto. Le scarpe da ginnastica che vengono vendute in questa fascia di età hanno un rialzo posteriore: si consiglia di partire da un tacco basso e arrivare massimo fino a un altezza di 12 mm (Walther et al, 2007).

(Walther et al, 2007)

10-15 anni

L’appoggio plantare si stabilizza fino ad essere pressoché completo nell’adolescente, tra i 10-15 anni la scelta della scarpa è simile a quella dell’adulto e può essere fatta in base all’estetica o alle richieste funzionali dello sport praticato. La scarpa più essere piatta o meno a seconda dell’asprezza del terreno e/o delle preferenze individuali.

Ogni quanto cambiare le scarpe?

È raro che i bambini piccoli verbalizzino il fatto che la scarpa è diventata stretta. Il Dottor Guido Barbareschi nel suo libro “Ortopedia pediatrica, guida pratica e illustrata” consiglia di tenere a mente che:

  • da 0 ai 18 mesi il piede cresce di mezzo numero ogni 2 mesi
  • dai 18 mesi ai 3 anni il piede cresce di un numero ogni 8 mesi
  • dopo i 3 anni cresce di un numero all’anno

Associato a questo, il consiglio è di lasciare sempre un margine di spazio per la crescita delle dita dei piedi come nell’immagine:

(Walther et al, 2007)

Queste sono buone indicazioni di massima, bisogna sempre tenere presente la variabilità individuale; è infatti possibile che il piede cresca più o meno velocemente rispetto alla stima di cui sopra.

Per quanto riguarda le scarpe negli adolescenti riporto la valutazione dello studio di Herbaut et al, 2017, secondo il quale dopo 4 mesi di utilizzo quotidiano, la suola della scarpa a livello del calcagno si riduce del 19%. Se la scarpa viene utilizzata anche durante l’attività fisica, può risultare una ridotta capacità della suola di dissipare le energie e quindi rischia di:

  • aumentare l’impatto che il terreno ha sulla caviglia, favorendo i traumi da sovraccarico
  • aumentare il dolore alla pianta del piede

Se l’adolescente ha dolore al piede o alle caviglie un consiglio è quello di valutare lo stato delle scarpe ed eventualmente cambiarle, di solito questo riduce i sintomi e non rende necessario l’intervento dell’osteopata/ortopedico/pediatra.

Allo stesso tempo, la suola delle scarpe può fornire delle indicazioni interessanti sull’appoggio plantare e di conseguenza sulla postura del soggetto.

Queste sono le immagini di un paio di scarpe in una visione posteriore e plantare, si nota una differenza di usura delle suole:

(Benard, 2020)

Di seguito l’immagine dei piedi del proprietario delle scarpe:

 (Benard, 2020)

È evidente che questo soggetto ha un appoggio plantare scorretto.  Questo è un esempio di un bambino che deve cambiare scarpe ma che ha anche bisogno di una valutazione da uno specialista. In questo caso la figura di riferimento è il pediatra di famiglia, in base alle sue indicazioni si potrà optare per una visita ortopedica o un trattamento posturale osteopatico.

Conclusioni

Il piede ha bisogno di spazio e di libertà per svilupparsi correttamente e quando la scarpa è necessaria, è meglio assicurarsi che sia adeguata all’età del bambino.

Fino ai  4 anni è fondamentale la sperimentazione quindi il piede deve essere lasciato scalzo per abituarsi a percepire il terreno; una buona idea potrebbe essere quella di fargli sperimentare l’erba morbida, il fango viscido, il terriccio fresco, le pietre appuntite, il marmo scivoloso ecc.. in modo da incrementare il più possibile le esperienze percettive dei piedi.

Se nel corso dello sviluppo si notano degli atteggiamenti posturali incongrui, è necessario fare riferimento al pediatra di famiglia. Successivamente si consiglia una visita dall’ortopedico se il problema è strutturale e/o necessita di una valutazione chirurgica,dall’osteopata se il problema è posturale e/o necessita di un approccio conservativo.

Bibliografia

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